Ascoli Satriano è una città dal glorioso passato storico che sorge a 393 metri sul livello del mare su un’altura formata da tre colline del Subappennino dauno, dominando la valle del Carapelle nel Tavoliere delle Puglie. Con i suoi 5.657 abitanti distribuiti su 336,68 km², questo comune della provincia di Foggia è conosciuto internazionalmente come la “Città dei Grifoni” per il celebre trapezophoros in marmo policromo che fa parte dei Marmi di Ascoli Satriano, ma è anche famosa per essere stata teatro di uno degli eventi più significativi della storia antica: la battaglia del 279 a.C. in cui Pirro ottenne la sua proverbiale “vittoria di Pirro”.
Origini daune e l’antico Ausculum
Le radici storiche di Ascoli Satriano affondano nell’antichità preromana, quando i primi abitanti furono i Dauni, popolazione indo-europea giunta via mare dalle sponde illiriche nell’XI secolo a.C. che si mescolò con le preesistenti popolazioni di origine mediterranea.
L’antico toponimo “Auhuscli”, che compare con lettere greche sulle monete coniate tra il IV e il III secolo a.C., si trasformò nel latino “Ausculum” e sembra essere ricondotto al termine “aus(s)”, ossia fonte, con riferimento alle ricche risorse idriche del territorio.
Dagli antichi Romani era chiamata “Ausculum Apulum”, con riferimento all’antica Apulia, per distinguerla da Asculum Picenum (l’attuale Ascoli Piceno). Nota al poeta Orazio come “Mansuri oppidulo”, la città rappresentava una tappa importante lungo le antiche vie di comunicazione che collegavano Roma all’Apulia.
La battaglia di Ascoli del 279 a.C.
Nel 279 a.C. nei pressi della città si verificò uno degli eventi più celebri della storia antica: la battaglia che oppose i Romani a Pirro, re dell’Epiro chiamato in aiuto dalla colonia greca di Taranto in funzione antiromana. L’esercito epirota ottenne la vittoria, ma a un costo così elevato in termini di perdite da rendere proverbiale l’espressione “vittoria di Pirro”.
Secondo Plutarco, “a uno che gli esternava la gioia per la vittoria, Pirro rispose che un’altra vittoria così e si sarebbe rovinato”. Questa battaglia rappresentò un momento cruciale nell’espansione romana in Italia meridionale e contribuì a determinare le sorti future della penisola.
Entrata definitivamente nell’influenza di Roma, Ascoli non perse il diritto di coniare monete di bronzo a suo nome e durante la seconda guerra punica mantenne salda l’alleanza con Roma contro Annibale, dimostrando la sua fedeltà all’Urbe.
| Periodo | Evento storico | Importanza |
| XI sec. a.C. | Insediamento dei Dauni | Origini della città |
| 279 a.C. | Battaglia di Ascoli | “Vittoria di Pirro” |
| Guerra sociale | Colonia Militare Firmana | Controllo romano del territorio |
I Marmi di Ascoli e la città dei Grifoni
Ascoli Satriano ha acquisito fama internazionale grazie ai “Marmi di Ascoli Satriano”, un eccezionale complesso scultoreo in marmo policromo che comprende il celebre trapezophoros raffigurante due grifoni che sbranano una cerva. Questo capolavoro dell’arte antica ha valso alla città il soprannome di “Città dei Grifoni”.
Il trapezophoros (sostegno di mensa) rappresenta uno dei più raffinati esempi di scultura decorativa dell’antichità, testimoniando l’elevato livello artistico raggiunto nelle botteghe che operavano nel territorio. L’opera è diventata simbolo della città e ha ispirato il prestigioso premio “Grifoni d’oro”.
I Marmi di Ascoli costituiscono una testimonianza eccezionale dell’arte antica e dell’importanza che la città rivestiva nei circuiti culturali e commerciali del mondo antico, confermando il suo ruolo di centro di rilievo nell’Italia meridionale.
Patrimonio architettonico e religioso
La Basilica Cattedrale della Natività della Beata Vergine Maria, del XII secolo in stile romano-gotico, rappresenta il cuore spirituale della città che è sede vescovile secondo la tradizione dal I secolo. La cattedrale testimonia l’importanza religiosa di Ascoli attraverso i secoli.
La Chiesa di San Giovanni Battista, del XII secolo, è la più antica del paese, mentre la Chiesa dell’Incoronata del Quattrocento presenta una facciata ispirata a un disegno dell’architetto Luigi Vanvitelli. Particolare interesse riveste la Chiesa di San Potito Martire del XVII secolo, che conserva un coro ligneo barocco del 1643 e un raro esemplare di incisione su pietra del Quadrato del Sator.
Il Castello normanno, dal XVI secolo trasformato in palazzo ducale, conserva elementi risalenti al XII secolo. L’origine normanna si è evoluta attraverso i secoli fino alla trasformazione in residenza nobiliare operata dai Duchi Marulli. Recenti restauri, anche con la consulenza del critico d’arte Vittorio Sgarbi, hanno permesso il recupero del piano nobile e del cortile.
Il Ponte Romano e le testimonianze antiche
Il Ponte Romano del I-II secolo d.C., a tre arcate sul fiume Carapelle, rappresenta una delle testimonianze più evidenti dell’importanza strategica di Ascoli nell’antichità. Questa imponente struttura ingegneristica ha resistito per quasi due millenni, continuando a svolgere la sua funzione di collegamento.
Le Fontane romane, costruite dal magistrato romano Fundario Prisco in età imperiale, costituiscono un importante complesso idraulico utilizzato fino all’avvento dell’acquedotto pugliese nel 1900. Queste opere testimoniano l’attenzione dei Romani per l’approvvigionamento idrico e l’organizzazione urbana.
La Porta di Sant’Antonio Abate rappresenta l’antico ingresso della città, ristrutturato nel 1756. Conosciuta localmente come “Arcö dë l’uspëdälë” o “Arcö dï San Pötitö”, conserva ancora tratti delle antiche mura cittadine.
Lotte sociali e storia contemporanea
Nel secondo dopoguerra Ascoli Satriano si trovò al centro di importanti lotte bracciantili contro il latifondismo, la mezzadria e le gabbie salariali. La vicinanza a Cerignola, importante centro agricolo, fece della città un palcoscenico delle rivendicazioni delle classi lavoratrici.
Sindacalisti e politici come Giuseppe Di Vittorio, Baldina Di Vittorio, Alfredo Reichlin e altri pronunciavano discorsi appassionati in piazza Cecco d’Ascoli (oggi piazza Giovanni Paolo II) per organizzare e sostenere le rivendicazioni dei lavoratori agricoli.
La città ha mantenuto viva la memoria di queste lotte sociali, che rappresentano una pagina importante della storia del movimento operaio e contadino nel Mezzogiorno del secondo dopoguerra.
Riconoscimenti e premi d’eccellenza
Nel 2003 Ascoli Satriano ha acquisito il titolo di città, riconoscimento della sua importanza storica e del suo ruolo di sede diocesana millenaria. La più importante onorificenza comunale sono i “Grifoni d’oro”, conferiti a personalità che si sono distinte promuovendo il nome della città.
Il prestigioso premio è stato conferito a personalità di rilievo nazionale come Alberto Angela e Michele Placido, quest’ultimo nato ad Ascoli Satriano. Questo riconoscimento celebra l’eccellenza in diversi campi e mantiene vivo il legame tra la città e i suoi figli illustri.
Quando è consigliata la visita
Il periodo migliore per visitare Ascoli Satriano va da aprile a giugno e da settembre a ottobre, quando le temperature sono miti e permettono di apprezzare il patrimonio storico-artistico e i paesaggi collinari del Subappennino dauno. Il clima mediterraneo continentale può essere molto caldo in estate (35-40°C) e freddo in inverno.
La festa patronale di San Potito (14 gennaio) rappresenta un’occasione speciale per vivere le tradizioni religiose locali, mentre la primavera è ideale per esplorare le aree naturali come la Selva San Nicola e la Selva San Giacomo con i suoi 70 ettari di roveri e querce secolari.
Dove dormire in zona
L’offerta ricettiva di Ascoli Satriano comprende strutture nel centro storico che permettono di soggiornare nel cuore della città antica, vicino ai principali monumenti e al Castello normanno. La posizione collinare offre panorami suggestivi sulla valle del Carapelle e sul Tavoliere.
Nelle campagne circostanti sono disponibili agriturismi e masserie che propongono esperienze di turismo rurale, spesso con degustazioni di prodotti tipici del territorio dauno e attività legate alla scoperta delle tradizioni agricole locali.
Dove mangiare in zona
La tradizione gastronomica ascolana riflette la cultura agricola e pastorale del territorio, con piatti che valorizzano i prodotti cerealicoli del Tavoliere e quelli dell’allevamento collinare. I ristoranti locali propongono cucina tradizionale pugliese con specialità come orecchiette, agnello e formaggi locali.
Le masserie del territorio organizzano degustazioni che permettono di scoprire i sapori autentici della Daunia: olio extravergine di oliva, vini delle colline, conserve tradizionali e prodotti dell’orto. La vicinanza alle aree cerealicole garantisce la qualità delle materie prime utilizzate.
FAQ
Ecco le risposte alle domande più frequenti che i visitatori si pongono su Ascoli Satriano e le sue attrazioni.
I Marmi di Ascoli Satriano sono esposti in città?
I Marmi di Ascoli Satriano, incluso il celebre trapezophoros dei grifoni, sono oggetto di una complessa vicenda che ha coinvolto musei internazionali. È consigliabile informarsi presso l’ufficio turistico comunale per conoscere l’attuale collocazione e le possibilità di visione delle opere.
Il Castello normanno è visitabile?
Sì, il Castello normanno, trasformato in palazzo ducale, è visitabile dopo i recenti restauri inaugurati nel 2019. È consigliabile verificare orari e modalità di visita presso il comune, in quanto potrebbero essere necessarie prenotazioni per gruppi.
Dove si trova esattamente il luogo della battaglia di Pirro?
La battaglia del 279 a.C. si svolse “nei pressi” di Ascoli Satriano, ma la localizzazione esatta del campo di battaglia non è stata definitivamente stabilita. L’area si estende nella valle del Carapelle e nelle colline circostanti la città.
Le fontane romane sono ancora funzionanti?
Le fontane romane di Fundario Prisco sono una testimonianza archeologica e non sono più in funzione dal 1900, quando fu introdotto l’acquedotto pugliese. Rimangono però un importante esempio di ingegneria idraulica romana.
Ascoli Satriano è collegata con i mezzi pubblici?
La città è servita da collegamenti di autobus con Foggia e altri centri della provincia. Per raggiungere le aree naturali come le selve e i siti archeologici più distanti è consigliabile disporre di un mezzo proprio.